Fotografia e covid: i fotografi professionisti in crisi.

Nota – Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di Magazine Photoblog

Fra le categorie colpite dai provvedimenti del Governo, riguardo alle misure anti covid, c’ è a pieno titolo quella dei fotografi professionisti. Attraverso il web, Enrico Scaglia, componente del direttivo dell’ Associazione Nazionale Fotografi Professionisti Tau Visual, cerca la solidarietà dell’ opinione pubblica, per una categoria che pare ai margini dell’ attenzione sociale, ma che sta vivendo una crisi profonda. “Noi siamo in stand by, in pratica siamo in attesa che succeda qualcosa che migliori la situazione. Raccolgo, in maniera indiretta, le richieste dei fotografi, discuto con i colleghi, mi capita spesso di farlo e mi rendo conto che il disagio è grande”. Scaglia spiega nel particolare le difficoltà del genere: “Pensate ai fotografi matrimonialisti, oggi si trovano cancellati , per la seconda volta quest’anno, gli eventi che generano il loro reddito. Addirittura nella prima fase del lockdown, c’è stata anche la diatriba sulla riconsegna delle caparre, che giustamente dovevano anche essere riconsegnate a coloro che, per causa di forza maggiore non potevano sposarsi. Pensiamo ai fotografi che si occupano degli interventi sportivi, non solo quelli maggiori, ma anche gli eventi periferici che, per la seconda volta, sono stati cancellati.  A me interessa puntualizzare il fatto che il nostro è uno dei settori più colpiti, ma se ne parla poco perché numericamente non siamo forti, forse non siamo neanche nei beni essenziali del motore economico del paese. E’ vero però – spiega il rappresentante della Tau Visual – che la fotografia entra in maniera diretta in tutte quelle attività di comunicazione in cui l’ immagine è necessaria. Che sia istituzionale, pubblicitaria o anche privata”. Alla fine, che cosa dire? “Non posso certo chiedere alla gente di entrare in ogni negozio di fotografo, per aiutare a sostenere la sua attività. Però chiediamo solidarietà e comprensione. E’ vero, ci sono categorie che soffrono di più, ma non dimentichiamoci dei fotografi che hanno raccontato, raccontano e hanno la voglia di raccontare la vita che si svolge intorno a noi e che da qualche giorno si ritrovano di nuovo a doversi fermare”.

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